In questi giorni si fa un gran parlare di Unipol, di telefonate "rosse", di politici unionisti in crisi. Ed è nell'ordine delle cose, quando uno vive dando del cornuto agli altri, appena lo diventa è gioco al massacro. Di sicuro non giova a D'Alema dichiare "Consorte mi ha ferito", nella migliore delle ipotesi ne esce come un allocco che non ascolta mentre gli parlano al telefono, come uno che si attacca a quello che può sapendo di aver sbagliato ma invece che ammetterlo cerca di abbindolare i suoi elettori nella peggiore. Come se fosse meglio passare da stupidi che da immanicati, come se gli elettori preferissero uno stupido a un furbastro alla guida del paese/governo/etc. E badate bene, ho detto stupido, non idealista. Fosse capitato a Bertinotti avrei potuto crederci.
Perchè è visto come un utopista, con idee che non hanno nulla a che vedere con la realtà globale, con il libero mercato, con la concreta realizzazione delle idee. Per questo motivo credo che molti elettori di sinistra e in particolare quelli "storici" prenderanno le distanze dalla massa Prodi & Co, guardando a Rifondazione come qualcosa di ancora integro, ancora vicino alle idee del vecchio Pci, al volemose bene dei Festival dell'Unità, insomma al partito della gente. Operai e non che da ventanni votano a sinistra, iscritti a un sindacato confederale cosa pensano in questo momento? Sono delusi e amareggiati, sentono sempre più distanti i vertici della sinistra italiana. Si sentono presi in giro. A pochi mesi dalle elezioni hanno perso la certezza di chi votare. Non vorrebbero dare il proprio voto a chi li ha sputtanati, ma non intendono certo votare la Cdl. Hanno dentro un astio radicato contro la destra e spesso contro chi rappresenta il potere finanziario; non cercano nemmeno lontanamente di vedere cosa fa l'attuale governo di buono, non ha importanza cosa fa perchè Berlusconi è l'uomo nero. Potrebbero turarsi il naso e votare lo stesso Ds o Margherita o altro. Io credo invece l'utopismo bertinottiano sia in questo momento un balsamo, qualcosa di impossibile da realizzare, ma "non farà certo danno alla gente, poi non siamo mica in Russia, qui le cose non sono così rigide, i tempi sono cambiati.." e così via. Non credo si soffermino a pensare al danno vero, effettivo, per un paese nel passare a un immobilismo totale, allo stato assistenziale, a un sistema molto meno liberale di quello che ha portato a deficit improponibili. Si potrebbe definire un voto passionale più che razionale. A queste persone, e sono molte, da buona emiliana vorrei ricordare cosa sia stato e sia tuttora qui il comunismo. Non inteso come orco cattivo, semplicemente 50 anni di amministrazioni di sinistra. E' considerato normale che un politico, un amministratore, un sindaco di sinistra faccia quello di mestiere. Che cominci in un sindacato, che poi passi ad essere assessore, che arrivi ad essere sindaco, o assessore in una provincia e che una volta non rieletto passi in strutture parallele, associazioni di piccoli proprietari o culturali o altro fino all'età pensionabile. Non è un segreto per nessuno che le coop, intese come ipermercati ma anche come imprese edili, di manutenzione, di trasporti hanno avuto la caratteristica (non credo sia ancora così in tutte) di assumere solo chi aveva la tessera del partito. Il partito è sempre stato dentro l'amministrazione e dentro le coop. Un'idea più precisa sui numeri a cui mi riferisco si possono trovare qui, dove Paolo ha raccolto molti dati e lanciato un bel sasso nello stagno. La sinistra, e non parliamo di singole "mele marce" ma di 50 anni di sistema, amministra la cosa pubblica e contemporaneamente si foraggia grazie al capitale delle varie coop & C. Che hanno dipendenti, vincono appalti e finanziano i candidati. Questo sistema può piacere o non piacere, ma è frutto di quel comunismo che in confronto alla sinistra di oggi sembra sano e vicino alla gente. La commistione politica/economia c'è per forza, sono realtà del mondo moderno che si mescolano, nel limite della legalità però. Quello che fa specie, e molto, è che l'accusa più gettonata contro la Cdl e il capo del governo è l'aver mischiato le due cose. Il famoso conflitto di interessi.
Ora mi piacerebbe sapere cosa ne pensano a sinistra, non gli sfaccendati no-global o i radical-chic con la puzza sotto il naso, ma la gente semplice che non si accontenta di dire che è una manovra o che i politici sono tutti uguali.
p.s. Neurone is back home
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