Sono molti anni che non leggo il Riccardo III - un monologo del re inizia così - e non ho mai letto per intero l'omonimo libro di Steinbeck. Me l'ha fatto tornare in mente Paolo di Lautreamont commentando qui.
L'inverno del nostro scontento è molto peggio del clima polare che sta attraversando il paese. Se per il re shakespeariano lo scontento era stato per l'attesa di potere e di una vittoria tanto agognata quanto sanguinaria, per la deformità fisica emarginante, per noi è un freddo dell'anima e del cuore, è il senso di impotenza davanti ai mali del mondo e al tempo in cui si vive. Tempo di menefreghismo e di sfiducia, di demotivazione e mancanza di valori. Tempo di divisione su ogni cosa e tempo in cui aggiudicarsi il consenso generale è prioritario. Mi succede di provare sfiducia e impotenza, mai disinteresse nel nostro tempo. E fatico ad accettare che ci sia chi abbraccia questa indifferenza.
A proposito di Shakespeare, potere e cultura c'è un articolo molto interessante qui
giovedì 24 novembre 2005
L'inverno del nostro scontento
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